Polemiche sulla sottovalutazione del rischio
La strage di Nassirya: il senno di poi
L'intelligence avvertì?
di Giuseppe Brindisi   10 dcembre 2003
leggi: Generale Quintana: le misure di difesa a Nassirya erano insufficienti


Il  Washington Post dell'8 dicembre 2003  annota che, l'assenza di misure di difesa adeguate per la protezione della base di Nasiriya  "fa pensare che l'Italia abbia sottovalutato il pericolo per le sue truppe in Iraq, come ritengono analisti occidentali".

Fino al giorno dell'attacco, media e istituzioni italiane avevano indotto l'opinione pubblica a credere che il contingente impegnato in Iraq fosse risparmiato da attacchi terroristici grazie al buon rapporto tra i nostri soldati e la popolazione locale.
Il Washington Post rimarca pure che  "una cosa è fare propaganda e un'altra cosa è crederci davvero. Gli italiani hanno pagato per questo un prezzo molto alto".

Se dall'inchiesta in corso risultasse che, le misure di sicurezza predisposte non fossero proporzionate alla reale situazione di rischio, perchè ritenute sufficienti in rapporto ad una situazione di ambiente sicuro o poco rischioso, risulterebbe evidente la sottovalutazione del pericolo, sia dal punto di vista politico, sia da quello militare. E la smettano i dilettanti strateghi di inventarsi  soluzioni ed ipotesi labirintiche. Il sodato, l'uomo armato al servizio della patria deve difendersi, ovunque operi, in pace o in guerra. Il diritto alla difesa è dirtto naturale, figuriamoci se non lo è per chi esercita il mestiere delle armi ed è in servizio. I romani ergevano accampamenti militari (implicito il concetto di difesa e, soprattutto, il dovere di non farsi sorprendere) anche per l'esigenza di una notte. Siamo seri. Nell'Iraq di oggi la norma è essere attaccati altro che protezione affettiva.

I servizi di intelligence di tutto il mondo, in questi casi, emettono bollettini che somigliano alle profezie di Nostradamus del tipo "è molto probabile che il nemico effettui atti di sabotaggio e attentati specie di sorpresa".
I professionisti della guerra lo sanno benissimo. I servizi segreti cosa possono dire? "godetevi la vita, i terroristi sono brava gente che simpatizza per
la brava gente come voi. Nessuno ha il coraggio morale di affermare che l'Italia è ancora nella scia della caduta dell'Impero Romano. I soldati sono appena sopportati e come visto  scritto in una garitta spagnola "l'uomo si rivolge a Dio ed ai soldati solo quando ne ha bisogno". Discussioni oziose e deleterie sulla necessità di avere Forze Armate, che come tali, sono destinate ad usare la forza per doveri istituzionali e i soldato non sono "suore di Maria",sono uomini in armi.

Si diceva ozioso e deleterio discuterne, perchè i nostri padri costituenti l'avranno di certo fatto sulla necessità che l' Italia dovesse  disporre delle Forze Armate e non con superficialità ma  con profondità e libertà democratica. La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino, figuriamoci se non lo è la difesa di un pezzo di Patria come il Comando di Nassirya niente affato dedito ad operazioni belliche. Ma che scherziamo! invito tutti i giornalisti destinati quali inviati in Iraq, Afganistan ed altre zone ad alto rischio, a dire quante raccomandazioni hanno ricevuto perchè adottassero tutte le possibili misure per non essere uccisi "per effetti collaterali" o azioni criminose come quelle che hanno provocato la morte di Ilaria Alpi, della Futuli e di tanti altri valorosi corrispondenti da zone di guerra.

Il terrorismo "non sa leggere" il senso dell'umano; vuole terrorizzare e basta. Non ha scrupoli nel massacrare donne, bambini, vecchi e chi non ha alcun rapporto con il conflitto; figuriamoci se gli scrupoli li ha per stranieri che sono pure militari.

Il terrorista sfrutta soprattutto la sorpresa. E quale migliore sorpresa è attaccare chi non se l'aspetta?

Ove risultasse l'imadeguatezza del sistema diensivo posto in essere per proteggere la base di Nasiriya  l'errore metodologico commesso nel concepire ed attuare la difesa sarebbe evidente. Non sarebbero state tenute in debito conto pericolose possibilità dell'avversario perchè rritenute poco probabili. E' Il nemico a decidere le modalità di attacco e non il difensore. La difesa può solo individuare tutte le possibiltà di cui dispone l'avversario per il raggiungimento dei suoi fini. Chi si difende deve stabilire come parare e reagire per ciascuna delle possibilità d'azione dell'avversario e le forze ed il fuoco per parare l'imprevisto. Scartare o sottovalutare anche solo una delle possibilità avversarie può determinare gravi sconfitte.

Si ricorderà che:
- Singapore, nel secondo conflitto mondiale, fortificata dagli Inglesi, fu presa senza colpo ferire dai giapponesi che l'attaccarono dalla giungla protrettrice del tergo per centinaia di chilometri. Lo Stato Maggiore inglese, aveva scelleratamente valutato che la fortezza sarebbe stata attaccata dal mare, su cui si protendeva;
- la disfatta di Caporetto, nel primo conflitto mondiale, fu dovuta essenzialmente alla  penetrazione di forze tedesche al Comando del Capitano Rommel, infiltratesi percorrendon il fondo valle, poco presidiato dagli Italiani per la scarsa probabilità conferita a tale ipotesi, visto che gli attacchi in montagna venivano portati dall'alto o a mezza costa;
- l'attacco corazzato tedesco delle Ardenne contro gli alleati nella seconda guerra mondiale, era stato ritenuto da questi, improbabile per la non idoneità del terreno montuoso all'impiego dei carri armati.

Per poco l'Armata del Generale Patton non subì una sconfitta ireparabile. Fu salvata dai bombardieri alleati provvidenzialmente resi impiegabili per il cessare improvviso delle avverse condizioni atmosferiche, su cui i tedeschi avevano contato.

Se errori di sottovalutazione  vi sono stati a Nassiriya, di certo sono da imputare soprattutto alla decennale campagna propagandistica dei media tesa a connotare le missioni miòitari italiane  all'estero quali soccorsi umanitari "dell'esercito della salvezza". A tal proposito, in "L'Italia dell'Ulivo" di Montanelli e Cervi, (Milano, CDE, 1997, pag. 248-249) i legge: "Questo passato (esito negativo della 2^ Guerra Mondiale) s'era tradotto, per la classe politica post-fascista, in un rifiuto non tanto della guerra - lo si può capire e approvare - ma in un rifiuto di tutto ciò che alla mentalità militare tradizionale si collega. Da lì l'esaltazione iperbolica della Resistenza, lotta di popolo, contrapposta alle guerre dei generali. In quel contesto le Forze Armate trovavano collocazione solo se somigliavano il più possibile a forze disarmate".  n.d.r.) Si rimanda al saggio  "Soldati per la pace o soldati?"

Quello di chi scrive è vero "grido di dolore". I nostri saggi padri avevano compreso appieno che l'Italia non deve e non può fare guerre fino a quando
permane l'ambiguità che contraddistingue la politica italiana. Siamo tutti, nessuno escluso, responsabili della morte dei nostri soldati, a Nassiriya come in Russia, Africa, Cefalonia, Abissinia ed altri centinaia di luoghi ove i soldati italiani sono stati massacrati prima che dal nemico, dalla colpevole imprevidenza e pressapochismo nazionale. Per non andare indietro a Custoza, Lissa, Caporetto, 8 settembre. Rimane la vittoria fulgida e cristallina di Vittorio Veneto... per nostra fortuna.



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