Il mancato accordo con i Capi religiosi iracheni: errore USA
Ammaestramenti politico-strategici della Guerra Iraq
Cesare e gli strateghi dillettanti
by Giuseppe Brindisi, 28 giugno 2004

click here (The lack agreement with the iraqi religious leaders: USA mistake
Political-strategic trainings of the Iraq War
Caesar and the strategists beginners
by Giuseppe Brindisi, june 28th 2004)




In Democrazia va al potere colui, e/o coloro, che ottengono la maggioranza dei voti degli elettori. Spesso, però, capita che si trascuri il dato di fatto che i detentori del consenso sono leader o minoranze, in grado di indirizzare il favore delle masse. Anche in democrazia la natura è gerarchica. Analogo errore si commette in altre forme di strategia. Ci s’illude di poter indirizzare le masse a proprio sostegno senza tener conto dell’elite che le controlla grazie ad una catena gerarchica che si autorigenera.
E' una proprietà, questa, tipica delle masse molto omogenee come le religiose formatesi con la forza aggregante del comune credo.
La conquista del potere è, quindi, condizionata dalla  cooptazione di coloro che esercitano l' effettivo controllo gerarchico. Ove si eliminassero gli anelli gerarchici iniziali, occorrerebbe assicurarsi la disponibilità del resto della catena.

L’azione politico-strategica di Cesare è costantemente informata a tale principio.
Napoleone lo fa solo in parte, quando nomina Re i suoi marescialli ed i propri fratelli per rimpiazzare i legittimi monarchi vinti ed allontanati. Non lo fa con l’Austria che continuerà a combatterlo fino alla decisiva sconfitta di Waterloo.

Gli Stati Uniti sono carenti sotto quest’aspetto. Spesso, hanno imposto ed impongono falsi leader. (vds. Vietnam, America latina ed ora in Iraq).

L’errore più grave commesso dagli Americani nella guerra in Iraq è nel non stringere alleanze con i veri detentori del consenso: i capi religiosi. Bush s’illudeva che, eliminato Saddam, il popolo Iracheno avesse portato sugli scudi i generali Americani. Errore fatale: gli iracheni sono musulmani nel DNA e, quindi, sottoposti agli intermediari tra loro ed Allah: Sceicchi e Capi religiosi che, poi, coincidono con i Capi tribù.

Saddam esercitava il potere con il terrore. Torturava e riempiva prigioni e  fosse comuni con gli oppositori e chiunque rappresentasse un pericolo per la propria dittatura.

La guerra in Iraq, dal punto di vista politico e diplomatico, è improntata al dilettantismo.

Gli USA hanno completamente sottovalutato la leadership religiosa e la sua decisiva influenza sulle masse. Si doveva scendere a patti con essa. Cesare lo fece con i capi delle tribù della Britannia, prima dell’invasione (leggi “G. Cesare. Lo sbarco In Britannia”).
Mussolini, mangiapreti per eccellenza, dovette venire a patti con la Chiesa cui regalò un ricco concordato, ben conscio che il popolo italiano è in grande maggioranza sotto il controllo della capillare presenza su tutto il territorio di Vescovi, parroci e preti. Come si può sperare di detenere il potere in Italia senza l’appoggio della Chiesa? Dal Veneto alla Sicilia votano secondo le indicazioni del Vaticano, controllore delle coscienze latine da oltre 2000 anni d’esercizio della ricerca del consenso totale, attuata o con le buone (miracoli, favori, promesse di paradiso…) o con le cattive (rogo, tortura, squartamenti -da fare in quarti- decapitazioni, impiccagioni ed altre raffinatezze per cambiare il DNA della povera gente ignorante). Craxi? Come Mussolini. Berlusconi? Ci arriverà? I comunisti?
Sono catto-comunisti praticanti nemici comuni dei preti antiamericani.

Gli animi Pii e semplici non si turbino: non vi è alcun rapporto tra potere e morale.

Vedi Ammaestramenti della Guerra Iraq




Lo sbarco in Britannia

Giulio Cesare, sottomessa la Gallia, iniziò a materializzare un'altra impresa che lo allettava: lo sbarco in Britannia.
Aveva intenzione di sfruttare il breve periodo estivo che restava a sua disposizione per prendere contatto con il territorio e con le popolazioni dell'isola rispetto alle quali aveva ricevuto solo scarne informazioni.
Sapeva di non avere il tempo per una guerra di conquista, ma solo per un approccio iniziale con il quale rendersi conto della situazione.
Radunò tutte le navi disponibili, quelle fatte costruire un anno prima per domare la ribellione dei Veneti e nel frattempo mandò in avanscoperta il suo legato Caio Voluseno.
Come i primi mercanti recatisi in Britannia riferirono a quelle popolazioni del possibile arrivo di Cesare, ambasciatori Britannici si recarono in Gallia per incontrare il proconsole, giurando ubbidienza e sottomissione al popolo Romano.
Intanto anche Caio Voluseno aveva completato la sua missione, esplorando la costa meridionale dell'isola, senza sbarcare dalla sua nave.
Con quasi cento navi da carico e con un numero imprecisato di navi da guerra, Cesare partì dalle terre dei Morini, dai quali aveva ottenuto un atto di sottomissione e fedeltà rafforzato dalla consegna di un numero ingente di ostaggi.
Dopo una notte di navigazione raggiunse le coste della Britannia dove trovò però ad attenderlo le popolazioni in armi, pronte ad impedirgli lo sbarco sull'isola.
La situazione non era certamente delle migliori, lo sbarco era oggettivamente difficile, ma l'uso delle navi da guerra, con le loro armi da getto, permise alle truppe Romane di ribaltare lo svantaggio e di costringere i nemici a ripiegare lasciando la spiaggia libera.
Il primo successo
I Romani riuscirono a sbarcare, ma una volta messo piede sull'isola vennero impegnati in duri scontri il cui esito restò in certo per lungo tempo fino a che le legioni Romane riuscirono a prevalere e i nemici si diedero alla fuga sottraendosi dal combattimento.
Cesare rinunciò a farli inseguire anche perché all'appello mancava ancora la cavalleria che aveva avuto problemi di navigazione e non era ancora riuscita a raggiungere le coste Britanniche.
In ogni caso i Britannici, provati dal combattimento ed impressionati dalle capacità militari dei Romani, mandarono nuovamente ambasciatori per trattare la pace.
Cesare accettò le proposte benché si lamentò del comportamento infido dei Britanni, che prima avevano mandato degli ambasciatori in Gallia promettendo ubbidienza e sottomissione e poi li avevano attaccati in questo modo.
Con loro c'era anche Commio, Re degli Atrebati, alleato di Cesare, il quale si era recato sull'isola per preparare la strada allo sbarco dei Romani. Una volta arrivato in Britannia, lo stesso era stato imprigionato, ma ora, anche per riparare allo sgarbo fatto ai Romani, i Britanni lo avevano liberato.
Mentre sembrava che nessuna forza umana fosse in grado di resistere alla forza delle legioni Romane, la natura sembrava non volersi sottomettere al volere di Cesare e così fu una tempesta a sconvolgere i piani del grande Caio Giulio.
Una tempesta che aveva impedito l'attracco della cavalleria (alcune navi erano state addirittura costrette a tornare in Gallia) e che distrusse molte delle navi da carico che erano state utilizzate da Cesare per trasportare le legioni e che erano ancorate sulle coste dell'isola.
Cesare si ritrovò isolato sulle coste della Britannia, senza l'importante appoggio della sua cavalleria e senza sufficienti mezzi di trasporto per tornarsene indietro in quelle condizioni.
Questo stato di difficoltà venne recepito anche dai Britanni che abbandonarono i loro propositi di pace e cominciarono a studiare il modo per annientare i Romani presenti sull'isola.
Un nuovo scontro e un nuovo successo
Cesare però aveva subodorato che qualcosa non stava andando per il verso giusto e si era fatto più guardingo. Quando una legione incaricata di rifornirsi di frumento venne attaccata dai nemici, la reazione dell'esercito Romano fu pronta ed immediata.  La sua legione si trovava in seria difficoltà anche perché i legionari erano poco preparati a contrapporre adeguate contromisure per la tecnica applicata dai Britanni, i quali utilizzavano in modo mirabile i loro carri da guerra.
L'intervento di Cesare e delle sue truppe permise alla sua legione di uscire da questo stato di difficoltà e di rientrare nell'accampamento.
Per un po' di giorni le avverse condizioni meterologiche bloccarono le velleità dei Britanni che però dopo pochi giorni si presentarono di fronte all'accampamento dei Romani decisi a chiudere il conto.
Ma la reazione dell'esercito Romano fu così violenta e determinata da creare scompiglio nel nemico che si diede alla fuga, inseguito e decimato dai legionari.
Ancora una volta i Britanni si presentarono a Cesare per tentare di stabilire un nuovo trattato di pace, il quale la concesse in cambio di un consistente numero di ostaggi.
Se li fece inviare però nel continente dove sarebbe rientrato dopo pochi giorni, stipando le sue truppe nelle poche navi ancora integre e in quelle che nel frattempo era riuscito a riparare.
L'operazione di rientro riuscì in modo quasi indolore, solo due navi rimasero isolate dal resto del gruppo e sbarcarono in un porto diverso da quello in cui erano approdate le altre.
Il tradimento dei Morini
Questi soldati furono attaccati dai Morini, anche loro pronti a tradire i loro giuramenti di fedeltà fatti a Cesare prima della partenza. I legionari non si fecero sorprendere e si difesero con estrema energia, dando il tempo necessario al grosso dell'esercito Romano di venire in loro aiuto. La reazione di Cesare al comportamento dei Morini fu come sempre molto dura e il loro territorio venne devastato senza pietà, mentre le popolazioni della regione furono costrette a rifugiarsi nei boschi per sfuggire alla vendetta dei Romani.
La maggior parte delle truppe Romane vennero acquartierate nella Gallia Belgica per l'inverno, mentre a Roma il Senato decretava un ulteriore ringraziamento per le imprese del suo proconsole.
Conclusione
Era passato un altro anno e la Gallia era ben lungi dall'essere pacificata, ma Giulio Cesare era riuscito a sfruttare quella situazione di difficoltà per continuare ad allargare la sua sfera di azione aggiungendo due nuovi tasselli alla sua strategia: il passaggio del Reno e lo sbarco in Britannia. 

Lo sbarco in Britannia
Giulio Cesare, sottomessa la Gallia, iniziò a materializzare un'altra impresa che lo allettava: lo sbarco in Britannia.
Aveva intenzione di sfruttare il breve periodo estivo che restava a sua disposizione per prendere contatto con il territorio e con le popolazioni dell'isola rispetto alle quali aveva ricevuto solo scarne informazioni.
Sapeva di non avere il tempo per una guerra di conquista, ma solo per un approccio iniziale con il quale rendersi conto della situazione.
Radunò tutte le navi disponibili, quelle fatte costruire un anno prima per domare la ribellione dei Veneti e nel frattempo mandò in avanscoperta il suo legato Caio Voluseno.
Come i primi mercanti recatisi in Britannia riferirono a quelle popolazioni del possibile arrivo di Cesare, ambasciatori Britannici si recarono in Gallia per incontrare il proconsole, giurando ubbidienza e sottomissione al popolo Romano.
Intanto anche Caio Voluseno aveva completato la sua missione, esplorando la costa meridionale dell'isola, senza sbarcare dalla sua nave.
Con quasi cento navi da carico e con un numero imprecisato di navi da guerra, Cesare partì dalle terre dei Morini, dai quali aveva ottenuto un atto di sottomissione e fedeltà rafforzato dalla consegna di un numero ingente di ostaggi.
Dopo una notte di navigazione raggiunse le coste della Britannia dove trovò però ad attenderlo le popolazioni in armi, pronte ad impedirgli lo sbarco sull'isola.
La situazione non era certamente delle migliori, lo sbarco era oggettivamente difficile, ma l'uso delle navi da guerra, con le loro armi da getto, permise alle truppe Romane di ribaltare lo svantaggio e di costringere i nemici a ripiegare lasciando la spiaggia libera.
Il primo successo
I Romani riuscirono a sbarcare, ma una volta messo piede sull'isola vennero impegnati in duri scontri il cui esito restò in certo per lungo tempo fino a che le legioni Romane riuscirono a prevalere e i nemici si diedero alla fuga sottraendosi dal combattimento.
Cesare rinunciò a farli inseguire anche perché all'appello mancava ancora la cavalleria che aveva avuto problemi di navigazione e non era ancora riuscita a raggiungere le coste Britanniche.
In ogni caso i Britannici, provati dal combattimento ed impressionati dalle capacità militari dei Romani, mandarono nuovamente ambasciatori per trattare la pace.
Cesare accettò le proposte benché si lamentò del comportamento infido dei Britanni, che prima avevano mandato degli ambasciatori in Gallia promettendo ubbidienza e sottomissione e poi li avevano attaccati in questo modo.
Con loro c'era anche Commio, Re degli Atrebati, alleato di Cesare, il quale si era recato sull'isola per preparare la strada allo sbarco dei Romani. Una volta arrivato in Britannia, lo stesso era stato imprigionato, ma ora, anche per riparare allo sgarbo fatto ai Romani, i Britanni lo avevano liberato.
Mentre sembrava che nessuna forza umana fosse in grado di resistere alla forza delle legioni Romane, la natura sembrava non volersi sottomettere al volere di Cesare e così fu una tempesta a sconvolgere i piani del grande Caio Giulio.
Una tempesta che aveva impedito l'attracco della cavalleria (alcune navi erano state addirittura costrette a tornare in Gallia) e che distrusse molte delle navi da carico che erano state utilizzate da Cesare per trasportare le legioni e che erano ancorate sulle coste dell'isola.
Cesare si ritrovò isolato sulle coste della Britannia, senza l'importante appoggio della sua cavalleria e senza sufficienti mezzi di trasporto per tornarsene indietro in quelle condizioni.
Questo stato di difficoltà venne recepito anche dai Britanni che abbandonarono i loro propositi di pace e cominciarono a studiare il modo per annientare i Romani presenti sull'isola.
Un nuovo scontro e un nuovo successo
Cesare però aveva subodorato che qualcosa non stava andando per il verso giusto e si era fatto più guardingo. Quando una legione incaricata di rifornirsi di frumento venne attaccata dai nemici, la reazione dell'esercito Romano fu pronta ed immediata.  La sua legione si trovava in seria difficoltà anche perché i legionari erano poco preparati a contrapporre adeguate contromisure per la tecnica applicata dai Britanni, i quali utilizzavano in modo mirabile i loro carri da guerra.
L'intervento di Cesare e delle sue truppe permise alla sua legione di uscire da questo stato di difficoltà e di rientrare nell'accampamento.
Per un po' di giorni le avverse condizioni meterologiche bloccarono le velleità dei Britanni che però dopo pochi giorni si presentarono di fronte all'accampamento dei Romani decisi a chiudere il conto.
Ma la reazione dell'esercito Romano fu così violenta e determinata da creare scompiglio nel nemico che si diede alla fuga, inseguito e decimato dai legionari.
Ancora una volta i Britanni si presentarono a Cesare per tentare di stabilire un nuovo trattato di pace, il quale la concesse in cambio di un consistente numero di ostaggi.
Se li fece inviare però nel continente dove sarebbe rientrato dopo pochi giorni, stipando le sue truppe nelle poche navi ancora integre e in quelle che nel frattempo era riuscito a riparare.
L'operazione di rientro riuscì in modo quasi indolore, solo due navi rimasero isolate dal resto del gruppo e sbarcarono in un porto diverso da quello in cui erano approdate le altre.
Il tradimento dei Morini
Questi soldati furono attaccati dai Morini, anche loro pronti a tradire i loro giuramenti di fedeltà fatti a Cesare prima della partenza. I legionari non si fecero sorprendere e si difesero con estrema energia, dando il tempo necessario al grosso dell'esercito Romano di venire in loro aiuto. La reazione di Cesare al comportamento dei Morini fu come sempre molto dura e il loro territorio venne devastato senza pietà, mentre le popolazioni della regione furono costrette a rifugiarsi nei boschi per sfuggire alla vendetta dei Romani.
La maggior parte delle truppe Romane vennero acquartierate nella Gallia Belgica per l'inverno, mentre a Roma il Senato decretava un ulteriore ringraziamento per le imprese del suo proconsole.
Conclusione
Era passato un altro anno e la Gallia era ben lungi dall'essere pacificata, ma Giulio Cesare era riuscito a sfruttare quella situazione di difficoltà per continuare ad allargare la sua sfera di azione aggiungendo due nuovi tasselli alla sua strategia: il passaggio del Reno e lo sbarco in Britannia. 


Selezione di Temi e saggi  su guerra Iraq                                             
.

LINK a Siti affini di politica internazionale, di analisi globali sulle guerre Afghanistan, Iraq...

LINKs                                
www.giuseppebrindisi.com        
>La Finanza, i mercati, il trading on line
>www.Altrementi.org
>Wintrader-online trading online con metodo e prrofitto
Qiao Liang e Wang Xiangsui ">alla recensione del libro". l'arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione.
> Dossier guerra in iraq e terrorismo
>/guerra_iraq_dossier_Iraq_raccolta_saggi_270803.html        
>/index.html     
>supernapoli       
>wintrader  
>napoliland.co  
>www.wintrader- online.com      
>Servizio di documentazione militare/ww.emmegipress.it/
>www.giovannibernardi.it      
>paginedidifesa.it
>http://www.milatos.com/free%20add%20url.asp?menu=91  l'informazione, il quotidiano online  
>http://www.napolichespettacolo.it  il mondo è in guerra  
>warnews.it
>http://www.analisidifesa.it/links.htm     
  >http://www.analisidifesa.it/     
>http://www.milatos.com/free%20add%20url.asp?menu=91  
>http://www.batkhela.com/




The lack of agreement with Iraqi religious Heads: USA mistakes
Political-strategic trainings of the War in Iraq
Caesar and the strategists beginners
by Giuseppe Brindisi, june 28th 2004



In Democracy the majority gains power. Often happens that the winner is a leader or a minority party, but able to guide masses favour. Also in democracy the nature is hierarchical. Similar mistake is committed in other shapes of strategy too. There is the illusion that popular consent could be guided in somebody’s favour without considering the elite that controls them and that, thanks to a hierarchical chain regenerates itself. This is something typical of the homogenous masses, as the religious ones, for example, that are united under a common belief. The conquest of power is, therefore, conditioned from the co-optation of those who exercise the effective hierarchical control. Where the hierarchical rings were eliminated it would be necessary to assure the availability of the rest of the chain.

Caesar’s political-strategic action was continuously adapted to such principle.
Napoleon did only in part, when crowned as Kings his marshals and brothers in order to replace the legitimate monarchs gained and removed. He did not apply this strategy to Austria that will fight him until the defeat of Waterloo.

The United States lack in this aspect. Often, they have imposed and still impose false leaders. (see Vietnam, Latin America and now Iraq).
The worst mistake made by the Americans in Iraq was not to join forces with the true holders of power: the religious heads. Bush  deceived himself that, once defeated Saddam, Iraqi people would acclaimed the Americans. Fatal mistake: Iraqi are muslin in the DNA and, therefore, subjected to the intermediaries between them and Allah: Religious Heads and sheiks who are, then, heads of the tribes.

Saddam practised power with terror. He tortured and filled up prisons and mass graves with the opponents and with anyone who represented a danger for his own dictatorship.
The war in Iraq, from a political and diplomatic point of view, is marked on unprofessionalism.
The USA have completely underrated the religious leadership and its decisive influence on the masses. They had to come to terms with them. Caesar made it with the heads of the tribes in Britain, before the invasion (read "G. Caesar. The disembarkation In Britain").
Mussolini, a “priests eater”  for excellence, had to come to terms with the Church to whom he gave a rich concordat, been conscious that Italian people are in great majority under control on the all territory, of the capillary presence of Bishops, parish priests and priests. How could he believed to gain and keep power in Italy without the support of the Church?
From Veneto to Sicily people vote following the Vatican’s guidelines, controller of the Latin consciences from more than 2000 years. Control practised with exercise of search of the total consent, obtained with the good manners (miracles, favours, promises of paradise...) or with the bad ones (stake,  torture, quarterinr - to make in quarters, decapitations, hangings and other refinements in order to change the DNA of poor ignoring people). Craxi? Like Mussolini. Berlusconi? he will come to ? The Communists?

They are practicing catholic-communists; common enemies of the anti Americans priests.

Don’t the Devout and simple minds be upset: there is no relationship between power and moral.

     HOME                                                                                          >>   Video foto guerra iraq, decapitazione Nick Berg, Paul Jhonson, Kim Sun-Il
                                                  >>La guerra Iraq attraverso le Immagini         
_________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________