Se gli USA fallissero
In Iraq si rischia la Pace del Mondo
di Giuseppe Brindisi
25 agosto 2003

Le news più recenti segnalano un afflusso di terroristi e loro sostenitori a Bagdad dal resto del mondo.
Dal successo della Missione Americana in Iraq dipende la credibilità del Mondo Occidentale: America in testa, seguita da Eurasia, Giappone, Australia, Canada e Paesi che insistono dentro la sfera Americana.

Il  fallimento USA in Vietnam ritardò la caduta del comunismo di almeno vent’anni e, soprattutto, diede ossigeno ad un mostro che amplificò, nel tempo e nello spazio, massacri (dalla Cambogia alla Jugoslavia) e miseria, materiale ed umana (si legge che a Rozzano, il 50% della popolazione è pregiudicato. Quanto c’è in questa aberrante situazione di effetti della guerra fredda?, della strategia indiretta, tesa ad svuotare il Baobab dell’Occidente, dall’interno?). I comunisti, come le termiti, rodevano la struttura della civiltà occidentale. Chi non ricorda gli slogan gridati e ripetuti fino all’ossessione? <<…la droga ti libera…colpiscine uno per educarne 100 (valido per gli avversari e non per la delinquenza)…il vietcong vince perché uccide…Nixon Boia…voto politico…meglio rossi che morti…giustizia proletaria…espropri proletari (svaligiamenti nei supermercato e nelle banche)…>>

Non per questo le colpe del nazismo e del fascismo furono meno devastanti. Gli eccessi d’esaltazione criminale, di valori liberali e borghesi del risorgimento (a parte il razzismo che però, ha radici in Friedrich Wilhelm Nietzsche) causarono orrendi massacri ed una sconfitta catastrofica che travolse responsabili ed irresponsabili, buoni e cattivi e preparò il terreno all’offensiva del comunismo su scala mondiale.

L’incancrenimento della situazione irachena da una parte, darebbe vigoria all’integralismo islamico ed agli antiamericani/antioccidentali, dall’altra indebolirebbe il consenso del popolo americano per la lotta al terrorismo mondiale. Il risultato più evidente e tragico sarebbe il dilatarsi delle stragi, della miseria del terzo mondo e dei popoli Arabi governati dittatorialmente da regimi teocratici e nemici dell’occidente.
Il cancro dei massacri continuerebbe a distruggere, soprattutto, l’organismo in cui si è sviluppato.

L’inazione dell’Europa e dei governi occidentali è inspiegabile e colpevole.
Il “dado fu tratto” dagli integralisti islamici allorché, con il terroristico attacco all’America dell’11 settembre, causarono conseguenze irreversibili.

Non vi è alternativa al proseguimento della missione americana. L’instaurazione della pace e della democrazia in Iraq è conditio sine qua non per ogni altra iniziativa di pace nel mondo.

Per la prima volta, nella storia dell’umanità (dopo l’Impero Romano), non vi sono in gioco equilibri di potere a livello regionale o planetario. Si rischia di ritardare per decenni il processo di civile convivenza mondiale.





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Iraq: l'Anatomia di un conflitto
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