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Guerra in Iraq
Elicotteristi italiani si rifiutano di operare in Iraq
Diciamoci la verità


8 marzo 2004
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Il rifiuto d’obbedienza e l’ammutinamento sono tra i reati più gravi contemplati dalle leggi militari di tutti i Paesi del Mondo. Il motivo è abbastanza ovvio: il militare ha il dovere d’obbedienza, costi quel che costi, alle leggi dello Stato, così come contempera il giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana ed alle sue leggi.

La legge, per cui erano stati comandati a Nassirya, è legittima, emanata dal potere legislativo democratico del Parlamento. Il dibattito, le contestazioni sono lecite in sede parlamentare, non in quella operativa.

La giustizia accerterà le eventuali violazioni della legge, nessun altro è deputato a farlo.

Ci si può, però, soffermare sugli aspetti etici della questione; analizzare fatti e comportamenti nel tentativo di leggere la realtà con i chiaroscuri che distinguono qualsiasi evento umano.
Ovviamente, non essendo state accertate le responsabilità, ci si baserà sugli aspetti noti, desumibili e ragionevolmente ipotizzabili.

Supponiamo che gli elicotteri siano privi dei sistemi di difesa passiva da attacchi missilistici terra-aria, o che tali sistemi siano palesemente inefficienti o inefficaci (Quale efficacia consentente l'azionare una leva mentre arriva un missile?; non c'è tempo! n.d.r.).
Su chi ricade la colpa? A colui/coloro che, appartenendo alla catena di comando e controllo, dal minore anello fino al massimo (ministro, governo), non avesse/avessero svolto il proprio dovere o se l'avesse/avessero svolto con negligenza.

Quali esiti presumibili avrà l’inchiesta ?  I medesimi di tutte le analoghe precedenti storiche inchieste: le colpe sono diffuse a tutti i livelli. Del resto sarebbe lo stesso in qualsiasi Paese del mondo. I malfunzionamenti di un sistema non sono mai limitati ad un elemento del sistema stesso perché, proprio in quanto sistema, la complessità dell’interdipendenza dei sottosistemi del sistema determina una pervasività delle inefficienze e dei meriti. Occorre preoccuparsi quando l’evento rientra in una fenomenologia diffusa storicamente e spazialmente.

Questo, purtroppo è una marcata caratteristica italiana imputabile alla tendenza “andreottiana” di ritenere che “alla fine tutto si aggiusta”. (Tanto poi tutto si aggiusta, direbbe Giulio Andreotti. Anzi, l'ha detto, in una circostanza politica delicata. Guadagnandosi immediatamente una precisazione di Indro Montanelli, sulla prima pagina del suo Giornale (26 marzo 1991). Non è vero che alla fine, con l'aiuto del tempo, tutto si aggiusta. "In Italia tutto si arrangia, non si aggiusta" - B.Placido, La Repubblica del 10-11-1991-).
E’ così che la storia politico-militare italiana presenta una impressionante trend che, partendo dalla sconfitta di Custoza, dalla disfatta di Lissa, arriva a Caporetto e all’8 settembre fino a Dogali e Nassirya.

La colpa è di tutti noi perché:
-i politici di destra e di sinistra hanno fatto storicamente poco o niente per modificare il trend. Lo stesso Mussolini, cui spesso i nostalgici attribuiscono meriti che furono demeriti, impresse maggiore negatività alla tendenza, impegnandosi senza soluzione di continuità, in guerre insensate; dall’Africa, alla Spagna, alla disastrosa seconda guerra mondiale, di cui, la campagna di Russia fu l’apoteosi della pazzia. L’Esercito è sempre stato equipaggiato malissimo, nutrito peggio, armato di carri scatoletta, vestito da straccione;
-la Sinistra…meglio non parlarne;
-la DC , peggio che andar di notte;
-repubblicani, liberali, Pannella, Verdi: o assenti o propugnatori di un esercito estivo, diurno e di pace (definizione inglese dell’Esercito Italiano).
I meno colpevoli sono  i militari. Alla fine pagano con la vita come a Nassirya.
by Giuseppe Brindisi