Guerra e Politica
Terrorismo suicida: quale strategia?
Guerra In Iraq

Il potere militare, in democrazia, è sottoposto al politico. In caso contrario il regime è definito militarista. La condotta della Guerra, vista dal Clausewitz come “proseguimento della politica con altri mezzi”,  determina due sfere di competenza, una per il potere politico, l’altra per quello militare. La politica fissa la missione delle Forze Armate (Scopi da perseguire, Compiti, priorità, Vincoli temporali, spaziali, etici, Leggi, Convenzioni,  Trattati e norme internazionali, disponibilità di Risorse materiali ed immateriali necessarie per l’espletamento della Missione). Il Comandante delle Forze Armate, decide COME raggiungere gli Scopi fissati dal potere politico, nel rispetto dei vincoli, delle leggi e delle norme etiche.

La guerra, sempre secondo Clausewitz, è “il regno dell’imprevisto”.
La dinamicità delle operazioni instaura un circuito cibernetico tra effetti desiderati ed effetti conseguiti, talché la pianificazione abbisogna di continui e tempestivi adattamenti alla realtà che via via si configura.

La tempestività d’adeguamento alle nuove situazioni è indiscusso fattore di successo.
I processi decisionali devono essere tempestivi ed evitare, come spesso accade, che si prendano decisioni, anche geniali, in base a situazioni del tutto diverse da quelle su cui sono basate.
I sistemi politici assolutisti, verticistici, dittatoriali, teocratici, assicurano una tempestività decisionale nettamente superiore a quelli democratici perché, fanno a meno del consenso dell’opinione pubblica ed elettorale. Le democrazie sono più lente a decidere, proprio per i meccanismi di garanzia del potere politico alla volontà collettiva.
D’altro canto, però, i regimi dittatoriali, difettando di decisioni pluraliste e consensuali, nel medio-lungo termine, sono svantaggiati, sia per la minore forza aggregante del consenso, sia per valutazioni viziate dall’assenza di critica alle decisioni.

Anche in questo campo la Storia insegna. Seconda Guerra mondiale:Grandi successi iniziali della Germania di Hitler e del Giappone che si tramutano in rovinose sconfitte. Difficoltà iniziali delle Democrazie nella prima e seconda Guerra mondiale, seguite da un crescendo di successi.

Le difficoltà USA e israeliane per far fronte agli attentati ed alle stragi terroristiche sono evidenti.
E’ probabile che metodi estremi –come le rappresaglie con fucilazioni sul posto di 10 civili del campo avverso per ciascuna vittima - avrebbero migliori risultati immediati, ma pessimi nel medio e lungo termine, in quanto non solo non si eliminirebbe l’acqua (l’ambiente favorevole) in cui i pesci (terroristi) nuotano, ma rafforzerebbe la volontà di vendetta e resistenza del nemico (vedi nazisti e guerra d’Algeria, ove le forze anti terrorismo praticarono anche la tortura per smantellare le reti occulte, con apparete successo militare e palese insuccesso psicologico e politico).

Occorre ricorrere ad altri mezzi quali: l’intelligence, la propaganda ideologica che, per essere efficace, deve imperniarsi su fondamenti di verità (reale miglioramento delle condizioni di vita del popolo iracheno, rispetto dei diritti umani, delle tradizioni, degli usi e consuetudini del popolo indigeno, clima organizzativo collaborativo e scevro da arroganza e soprusi).

I comandanti militari Americani, e di tutto il mondo, sono edotti a fondo su queste strategie e, di certo, ne sollecitano il ricorso “a massa”.
Per l’attuazione occorrono grandi risorse umane e finanziarie e ,quindi, il consenso democratico.
S’instaura un ciclo vizioso come quello del Vietnam. Al termine del conflitto si registrava l’impiego di 500.000 militari USA e di mezzi e sistemi d’Arma eccezionali per qualità e quantità.
Purtroppo, per gli USA e per l’Occidente non comunista, il rilevante sforzo americano fu fatto con gradualità (The Escalation of Force Doctrine). Si diede tempo all’avversario per vanificarlo.

A tal proposito Napoleone dice: “Allorché si é scelto dove compiere lo sforzo, i tempi d’attuazione dovranno essere come il lampo e la potenza impiegata non sarà mai troppa”. Egli diceva pure “occorre moltiplicarsi per mezzo della velocità!”
Gli USA dispongono di una forza immensa e di mobilità tattica e strategica eccezionale.
I meccanismi decisionali sono lenti perché democratici.

Una volta deciso ove esercitare il massimo sforzo ( nel caso: in Iraq e nei settori Intelligence, propaganda ideologica, miglioramento delle condizioni di vita del popolo iracheno) dovrebbero: mantenere un velo di risorse sugli altri scacchieri e concentrare, fulmineamente, le risorse nei settori citati.

Affiorano alla mente le parole del Generale Dalla Chiesa allorché gli fu conferito l’incarico di debellare le Brigate rosse. Egli dichiarò: “ realizzerò un servizio d’intelligence tale che il terrorista dovrà sospettare anche di chi è seduto accanto a lui a cinema!”