guerra e pace: saggi

guerra e pace


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Guerra e pace viste da Gandhi, Croce, De Gasperi e Bertrand Russell
risposte vere di un'intervista virtuale
by Giuseppe Brindisi
11 febbraio 2003

Le domande sono rivolte a Gandhi, Croce, De Gasperi, Bertrand  Russel, che gentilmente rispondono.
Nessun commento alle loro risposte. Non ve ne è bisogno. Sarebbe pleonasma.

D. Maestro, mi sembra di aver capito che nulla giustifichi la violenza,  nessun valore, motivo, anche nobile, può avvallare il ricorso alla guerra

R. GANDHI: Credo che, nel caso in cui l'unica scelta possibile fosse fra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza. Quando mio figlio maggiore mi chiese quello che avrebbe dovuto fare se fosse stato presente quando nel 1908 fui aggredito e quasi ucciso, se cioè avrebbe dovuto fuggire e vedermi uccidere, oppure se avrebbe dovuto usare la sua forza fisica, come avrebbe potuto e voluto e difendermi, io gli risposi che sarebbe stato suo diritto difendermi, anche facendo ricorso alla violenza. In base a questo principio ho partecipato alla guerra contro i Boeri, alla cosiddetta Ribellione del digiuno e all'ultima guerra. .E sempre per questo stesso principio mi sono dichiarato favorevole all'addestramento militare di coloro che credono nel metodo della violenza. Preferirei che l'India ricorresse alle armi per difendere il suo onore, piuttosto che, in modo codardo, divenisse o rivenisse testimone impotente del proprio disonore. Tuttavia sono convinto che la non violenza è infinitamente superiore alla violenza, che il perdono è cosa più potente della punizione. La clemenza nobilita il soldato, ma si ha vera clemenza soltanto quando esiste il potere di punire. Essa è priva di senso quando proviene da una creatura impotente. È difficile che un topo perdoni un gatto mentre viene fatto a pezzi da questo. Ma io non credo che l'India sia una nazione impotente e non credo che io sia una creatura impotente. Voglio soltanto usare la forza dell'India e la mia per un fine migliore. Noi in India, prima o poi, comprenderemo che non è possibile che centomila inglesi incutano timore a trecento milioni di esseri umani, e il perdono significherà il riconoscimento della nostra forza. Non violenza non significa docile sottomissione alla volontà del malvagio, ma significa l'impiego di tutte le forze dell'anima contro la volontà del tiranno. (Il Grillo (24/2/1999)
Franco Bonsignori, Il ripudio della guerra - RAI Educational)
 

D. Maestro, nemmeno gli scopi di pace giustificano la violenza?

R. CROCE. Il ricorso all’uso della forza è consentito a condizione che sia veramente  strumento di pace. E le condizioni per cui un atto di violenza è veramente strumento di pace, sono condizioni che configurino la "legittima difesa". E’ questo, l’unico caso  accettabile come strumento di pace per la difesa della pace.
E’ un diritto dell'etica e anche un dovere che la pace difendi se stessa.
Occorre tener fede ad una teoria di pace, finché è possibile la non violenza, ma non all'estremo.


D. Signor Presidente, lo Stato ripudia la guerra, ma obbliga al servizio militare? Non è questa chiara incoerenza?

R. De Gasperi: La nostra Costituzione nell'Articolo 11 ripudia la guerra, come strumento di offesa per la libertà degli altri popoli e come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali. E poi l'Articolo 52 stabilisce che la difesa della patria è un sacro dovere del cittadino w all'Articolo 78 disciplina lo stato di guerra, la dichiarazione dello stato di guerra: il Parlamento delibera lo Stato di guerra e concede al governo i poteri necessari. La Costituzione sancisce il ripudio della guerra, tranne che a fini difensivi per difendere la patria. Per questo è prevista la presenza di un esercito. Quindi non vi è contraddizione. Diverso è il discorso poi della libertà per i cittadini di fare il militare e di fare un esame di coscienza. Questo è tutto un altro discorso. Ma la previsione normativa e la istituzione, in un paese che rifiuta la guerra, di un esercito a scopi puramente difensivi non mi sembra in contraddizione.


D. L'Articolo 11 della Costituzione fu votato dalla Costituente il 24 marzo 1947. L'Italia usciva da una grave sconfitta e affermava la sua volontà di pace. Come giudica quella scelta?

R. De Gasperi:  fu una scelta positiva. Variale  motivazioni per questa scelta. La motivazione politica, sostenuta da Togliatti e da Nenni. l'Italia, uscita da una guerra doveva liberarsi da questa ipoteca e  ripudiare in modo netto la guerra Un motivo etico, fu addotto da Don Sturzo. La guerra in quanto immorale era da ripudiare. E poi ci fu una mia  motivazione ideologica, formulata nel '43, nel programma della Democrazia Cristiana. Con essa sostengo che "se noi vogliamo affermare una democrazia al livello dello Stato italiano, all'interno dello Stato, bisogna che questa democrazia sia proiettata verso l'esterno". Democrazia significa rispetto dell'altro, significa tolleranza, significa desiderio di capire l'altro e quindi nei rapporti internazionali la democrazia significa appunto rinuncia alla guerra.


D. Maestro, La guerra come difesa legittima è ancora giustificabile nonostante distruzione e morte ?

R. B.Russell. La guerra è un male, porta sempre distruzione di cose, di uomini, di animali. Occorre respingierla dal profondo e perseguire la non violenza. Purtroppo vi sono casi in cui non è possibile farlo

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n.d.r.
Le risposte sono tratte da scritti vari da interviste tratti da documenti dell'archivio di RAI Educational
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