Il fallimento del terrorismo

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Giuseppe Brindisi, 22 marzo 2003

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Ad un'attenta analisi dei risultati conseguiti e realisticamente conseguibili non sfugge il fallimento militare e politico della strategia terroristica imperniata sulle missioni suicide. Indubbiamente l'effetto psicologico dell'esplosione delle Torri Gemelli di New York è risultato agghiacciante, ma non di più. Ci vuole ben altro per piegare la volontà di una grande potenza: o la distruzione delle Forze di Difesa della Potenza stessa o, come nel caso del Giappone nel secondo conflitto mondiale, la terrificante dimostrazione degli effetti d'impiego dell'Arma Assoluta, quella nucleare.
Anche se il Terrorismo impiegasse l'Arma nucleare, esso non sarebbe in grado di infliggere un colpo mortale alle forze nemiche, sia per le limitate disponibilità di armi nucleari e di vettori che i terroristi hanno, sia per la immediata e devastante reazione della grande potenza cui, di certo, non difettano il numero, la qualità degli ordigni nucleari e dei vettori idonei ad una vastissima gamma di impieghi. Il terrorismo, se intendeva piegare la volontà degli Stati Uniti o di Israele, ha fallito.

Le uniche forme di lotta che hanno qualche probabilità di "impedire la vittoria" a una grande potenza sono quelle del tipo Vietnam o Afganistan occupato dall'URSS. Lotte condotte in ambienti dove le tecnologie possono convenientemente operare al sevizio dell'uomo e non viceversa. Un'arma anticarro in Vietnam o uno Stinger in AFGANISTAN sono utilissimi al combattente per infliggere dolorose perdite al nemico che, peraltro, non potendo esprimere tutte le potenzialità tecnologiche delle proprie Forze in terreni che ne limitano impiego ed effetti, alla fine, non vincendo perde.

Passato l'effetto sorpresa e lo chock del crollo delle Torri, gli Stati Uniti hanno ripreso l'iniziativa limitando fortemente quella dei terroristi. E' quasi certo che vi saranno altri terribili attentati, ma è altrettanto certo che essi non potranno indurre gli USA ad arrendersi. E' lo scontro tra una concezione strategica arcaica e quella evolutissima degli USA ove l'uomo è essenzialmente al servizio di sofisticati sistemi d'arma e non viceversa.

In Marina combatte la nave e non "mille marinai", in aviazione sono gli aerei. Quando si combatte con forze corazzate le battaglie assomigliano a quelle navali. Resta la fanteria (e quindi gli Alpini), ma se hanno l'appoggio determinante di forze aeree, specie elicotteristiche, il loro ruolo combattente, viene grandemente potenziato.


 
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