CAUSE PROSSIME E REMOTE DEL TERRORISMO

Giuseppe Brindisi, 13 giugno 2003


Siamo tutti attoniti di fronte al tragico fenomeno degli uomini bomba. Non regge il paragone con i kamikaze giapponesi, né con i bonzi torcia. I kamikaze erano guerrieri che immolavano la propria vita in battaglia. I soldati tradizionali rischiano la vita, i kamikaze - anch'essi soldati - la immolavano. Sia gli uni sia gli altri non la disprezzavano e non la disprezzano. Si trattasse della propria o di quella degli altri. Le SS e gli aguzzini sovietici apprezzavano fin troppo la propria e disprezzavano totalmente quella degli altri.
Qui le differenze originali. Che il fenomeno sia tale e non un episodio è chiaro. Gli uomini bomba esplosi o in procinto di esplodere sono una entità omogenea. Perché? Si chiedono politici, scienziati e gente comune. Ancora una volta l'analisi del Grande Fiume della Storia aiuta a intravedere nell'ultima fase del processo d'occidentalizzazione dell'umanità le radici dell'apparentemente inspiegabile manifestarsi della follia suicida-omicida degli integralisti islamici.

L'antico Egitto

L'abilità tecnologica degli antichi egiziani è indiscutibile. Le piramidi, le tecniche idrauliche per il controllo delle inondazioni sono testimonianze della loro abilità tecnologica. La matematica però non assurse allo stadio di generalizzazione modellistica per l'indagine di classi di fenomeni. Gli antichi egiziani non andarono oltre l'ambito applicativo. Un eminente studioso dice: "L'impressione lasciata in una mente moderna è quella di un popolo che cerca nel buio la chiave della verità e, avendone trovata non una ma molte che si adattano al profilo della serratura, le tiene tutte per paura di potere scartare quella giusta". La loro visione del cosmo è animista ed è testimoniata dalle divinità dominatrici della forza della natura fatte da mostruosa sintesi uomo-animale. Tale visione preclude la via dell'indagine scientifica.

L'antica India

Qui la visione animistica dell'esistenza è generalizzata. Da essa scaturiscono immagini mitologiche di straordinario valore raffigurativo. L'universo è un enorme uovo collocato nel ventre di una divinità bisessuale, oppure è prodotto della traspirazione del corpo di Visnu dai cui follicoli esce un universo a forma di bolla che subito esplode. Tra gli effetti di questa concezione del cosmo si origina la rassegnazione all'era di Kaliyuga: una specie di Anno Mille che secondo il calendario doveva durare circa 400 mila anni di miseria, sofferenza e morte con rinascita in un ciclo infinito. La credenza generò totale rassegnazione e fatalismo.

"Non che mancasse il talento" spiega dom Stanley L. Jaki "L'antica India è il luogo della nascita del calcolo decimale, compreso il valore posizionale per i multipli di dieci e per lo zero, forse la più grande scoperta scientifica mai fatta. Ci si aspetterebbe che il continuo uso dello zero matematico avrebbe dovuto sensibilizzare sulla differenza tra essere e non essere. E lo fece, ma solo per rafforzare la convinzione che ciò che è deve essere da sempre e non potrebbe mai mancare di esistere". La cosmogonia induista si è estesa nella storia fino all'India moderna con la sua incapacità di produrre progresso materiale in modo organico e in collegamento con una mentalità scientifica.

Anche Gandhi, considerato il padre dell'India moderna, idealizzava il pensiero indù tradizionale al punto da ritenere preferibile la sua civiltà senza macchine e senza tecnologia, dove "usiamo lo stesso tipo di aratro che esisteva migliaia di anni fa" ai "sistemi di competizione che consumano la vita". In un servizio del New York Times del 10 maggio 1987 si può leggere che in India il rapporto tra vacche sacre e popolazione umana è di 1 a 2, mentre solo 1/3 dei 500 mila piccoli villaggi è collegato alle città da strade, peraltro percorribili solo con carri trainati da buoi o con jeep sofisticate.

La Cina

Luciano Benassi, trattando del tema Storia della Scienza il 7 marzo, l'11 aprile, il 16 maggio e il 6 giugno 1996, così efficacemente si esprime: "I saggi cinesi tradizionali ritengono che non ci sia bisogno di alcuna scoperta scientifica per illuminare la mente dell'uomo; bastavano la filosofia e la religione. L'idea dominante è che il cinese sente la continuità dell'universo: riconosce il legame tra la sua vita e quella di animali, uccelli, alberi e piante. Pertanto si accosta alla vita con rispetto, attribuendo a ogni esistenza il suo giusto valore".

Questa osservazione, fatta negli anni '50 da uno studioso di cose orientali, è ancora molto attuale in tempi di ecologismo profondo e di New Age. Tuttavia essa presenta una contraddizione evidente: se la cultura cinese non ha mai prodotto la scienza, quale merito può avere nel non esserne mai stata delusa? Quale merito si può riconoscere a una civiltà per il fatto di non essere mai stata delusa dalla pittura e dalla musica, se essa non ha mai prodotto pittori o musicisti?

Da oltre un millennio i Cinesi conoscono i magneti, la polvere pirica e la tecnologia della stampa a blocchi, precorritrice della stampa a caratteri mobili. Perché anch'essi hanno abortito la scienza? John Needham - di formazione marxista - riconosce che le ragioni del fallimento scientifico della civiltà cinese sono d'ordine teologico. Egli afferma in particolare: "L'avvento della cultura confuciana ha allontanato i cinesi dalla fede in un solo Dio creatore e legislatore. La conseguenza è l'identificazione quasi panteistica di uomo, società e natura e quindi l'impossibilità da parte della mente umana di comprendere una natura non più soggetta a una signoria trascendente, non più governata da leggi".

L'Europa

La Scienza moderna nasce con Galileo Galilei. Prodotto del Rinascimento che pone l'uomo al centro dell'Universo. La sorgente è nell'Ulisse di Dante: "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e conoscenza". Da Galileo a oggi le finestre temporali dell'innovazione scientifica e tecnologica si sono ridotte dal millennio, al secolo, al decennio. L'invenzione della stampa, la prima enciclopedia, l'elettricità, il vapore, il telefono, la radio, l'aereo, la televisione, il computer, i trapianti, la chimica, la conquista della Luna, occupano un time frame che supera di poco i quattrocento anni. Lo sviluppo è però esponenziale e lo stesso time frame diventa generazionale.

L'Oriente non partecipa a questa galoppata di sviluppo scientifico. Il resto del mondo, come in una immensa osmosi, si occidentalizza. Russia e Giappone anticipano i tempi dell'osmosi. Pietro il Grande 400 ani fa comprese l'ineluttabilità della occidentalizzazione delle Russie. Visitò l'Europa e importò l'opera di italiani, svedesi, tedeschi francesi, inglesi per il gran salto dal feudalesimo. Altrettanto fa per il Giappone l'Imperatore Meji nel periodo che va 1868-1881. Tra il 1868 e il 1945 il buddismo è abolito, lo Shinto diventa la religione di Stato, è tolto il veto rispetto al cristianesimo, tutte le tradizioni diventano nazionaliste, vi è l'apparizione di altre nuove religioni.

Da quanto detto appare chiaro che l'occidentalità - da non confondere con civiltà - continua a pervadere il mondo, specie negli ultimi due o tre secoli. Il modello di vita occidentale si diffonde con il diffondersi delle suo progresso scientifico e tecnologico. L'impiego dei medesimi strumenti di lavoro, di svago e persino di guerra trasforma i modelli di vita sviluppatisi nell'ambito di umanizzazioni peculiari dell'habitat originario. Il globo è ora veramente un villaggio che favorisce il processo di omogeneizzazione umana. Però, mentre per gli occidentali la velocità del cambiamento è incalzante, per gli arabi e gli orientali è sconvolgente.

Ebrei e Palestinesi

Vi è infine una terza realtà:quella ebraica. E' una entità dalle caratteristiche peculiarissime, nella quale la modernità scientifico-positivista e le credenze mitiche non sono due mondi contrapposti, ma un unicum culturale, fusione di fattori storici, sociologici e psicologici in cui la scienza è tensione verso la scoperta delle leggi divine che governano il Creato. La razionale comprensione dell'opera di Dio consente la modellizzazione dello stesso Creato. La religione è naturale propensione della ragione ad accettare l'ipotesi che l'esistente debba avere un Creatore degno di fede e di culto. Scienza e religione non hanno dunque il medesimo scopo, ma si fondano sul medesimo ordine.

In sintesi, in rapporto a Scienza e Religione, l'Umanità occidentale dalla prima metà del secondo millennio ha percorso il ramo positivista del Grande Fiume della Storia, divergendo da quello prevalentamente metafisico orientale e arabo. L'impulso determinante dell'Illuminisno ha accelerato poi il progresso scientifico e tecnologico dell'Occidente e ha contribuito ad accentuare la divergenza dei due rami fluviali. La pervasività del progresso scientifico e tecnologico - specie nell'ultimo secolo - ha occidentalizzato gran parte del mondo arabo e di quello asiatico (non dimentichiamo che il comunismo è un aspetto del positivismo europeo), favorendo la nascita degli integralismi quale disperato tentativo di sottrarsi alla implacabile cooptazione dell'Occidente.

Gli Ebrei, avendo da millenni conciliato la fiducia nella ragione e la fede in Dio, non solo hanno partecipato allo sviluppo scientifico, ma ne hanno determinato grandi accelerazioni in tutti i settori. Essi però, pur integrati nell'Occidente, hanno limitato il determinismo all'ambito del sensibile riservando allo spirito gli aspetti metafisici. Gli Ebrei e i Palestinesi appartengono dunque a due mondi del tutto diversi, anche se accomunati dal monoteismo religioso di origine ebraico. Gli Ebrei sono convinti che lo sviluppo dell'umanità proceda secondo uno schema implicante il raggiungimento di gradi di conoscenza scientifica e di benessere socioeconomico via via più elevati. I Palestinesi si ispirano a concetti teocratici e quindi dogmatici propri delle concezioni metafisiche della vita. Il rifiuto dei Palestinesi a rinunciare alla loro identità più profonda fa assistere alla loro autodistruzione e somparsa, simile a quella degli Indiani d'America relegati nelle riserve.