Iraq e guerra psicologica
Giuseppe Brindisi, 16 aprile 2003


La propaganda ideologica, anche detta guerra psicologica, è come l'AIDS, se la conosci la puoi evitare. Nel corso della Guerra in Iraq, la Guerra psicologica incide profondamente il conflitto. Essa, applicata per la prima volta dal nazismo con metodi scientifici, ha fatto scuola ed è riconosciuta determinante per condizionare il comportamento del maggior numero di persone, per vincerne l'indifferenza e per infondere sentimenti e convinzioni tali da indurli ad agire nella direzione voluta. La pubblicità è una forma di condizionamento psicologico. Goebbels, il Ministro della Propaganda del Terzo Reich, contribuì ad innalzare i livelli di fanatismo, specie delle SS, al vero delirio collettivo.
I principi fondamentali della propaganda ideologica si basano su due cardini:
- stimolare la formazione della folla psicologica (tipica è quella di tifosi nel corso d'incontri di Calcio) ed infondere ad essa una mentalità collettiva;
- far leva sul sentimento del valore personale e sulla tendenza ad affermare la propria personalità; due sentimenti intensi che scaturiscono dall'istinto della conservazione.

Per stimolare la formazione della folla psicologica si ricorre a mezzi, quali:
- la parola diretta del leader o Capo;
- il raggruppamento provocato, come la riunione con manifestazioni, feste, celebrazione di riti e anche attraverso organizzazioni con fini culturali, sportivi, di svago;
- tutti i mezzi visivi, uditivi ed audiovisivi (mass media, scritte murali, manifesti, disegni, fotografie, proiezione, cinema, teatro, radio, TV, Web...);
- mezzi speciali (aerei, bombe, proietti speciali, lancio di manifestini e anche carte da gioco come fatto dagli USA).

Per determinare nel gruppo la mentalità collettiva si ricorre a tecniche come:
- far leva sul sentimento del valore individuale;
- esaltare i valori dell'autoaffermazione (desiderio di portatore di pace, di libertà, benessere, soccorso sanitario, giustizia, fratellanza, fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo...).
- tema dell'avversario (il nemico non è il popolo iracheno, è Saddam che lo opprime; l'avversario è l'Amministrazione di Bush, non il popolo americano; il nemico non è lo sporcaccione è lo sporco e c'è una pubblicità che dice con Olà lo sporco se ne va, uniamo le nostre forze e con Olà sconfiggeremo, o care persone pulitissime, sporco che v'insozza).

Non elenco le altre tecniche perché numerose ma intuibili: il tema della verità, della semplificazione e ripetizione ossessiva (slogan).

Nella guerra in Iraq sono state applicate quasi tutte (liberazione dal tiranno dai mille palazzi e dalle milioni di statue, non occupazione, libertà, fine delle sofferenze, giustizia, benessere) da parte USA.

"Bush guerrafondaio!, interessato ai pozzi di petrolio, fuorilegge dall'ONU!, stragista di poveri civili, donne e bambini compresi, arrogante con l'uso della schiacciante superiorità, esportatore fallito di democrazia con la guerra!", questo da parte Iraq, pacifisti, Francia, oppositori dei governi (eccezione per Blair che ha avuto più alleati tra i conservatori che tra i suoi del partito laburista ma sono inglesi e si sa che sono poco "intruppabili".

Episodio di guerra psicologica è stato chiaramente la liberazione della prigioniera USA, con immagini trasmesse in tutto il globo o l'abbattimento della statua di Saddam in Piazza Paradiso.

La propaganda ideologica è contrastata con la contropropaganda e in Iraq si è visto in modo sofisticato, allorché i media hanno messo in evidenza i giubbotti esplosivi trovati in una scuola. "Ah! - avrà detto il Mondo - e poi Saddam e la sinistra accusano gli USA di colpire le Scuole!"

Credo che il miglior antidoto alla propaganda sia la capacità di critica di ciascuno di noi.


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Guerra mediatica in Iraq      new
9 aprile 2004                 
by Giuseppe Brindisi                  

Alcuni commentatori di politica internazionale scrivono che gli USA stanno perdendo la  guerra mediatica.
Se fosse vero sarebbe la sconfitta della guerra psicologica americana. La guerra mediatica è guerra psicologica fatta attraverso i mezzi di informazione che, da una parte tende a fiaccare la volontà del nemico, dall'altra ad elevare     il consenso amico ed in primis della propria popolazione.

L'errore grossolano degli USA è di non aver subito adeguato gli obiettivi della propaganda dopo la caduta di Saddam Hussein. Fino alla cattura del Rais il nemico non era il popolo iracheno o le correnti religiose; l'ostacolo al  benessere, alla paace, felicità era Saddam Hussein e il suo staff.

Caduto Saddam, chi è il nemico da combattere? Gli iracheni che eseguono attentati suicidi o non suicidi? I contestatori di piazza?
No!, errore grave indicare in loro il nemico!  Nemico è chi e ciò che si frappone tra il popolo ed il benessere, tra il bene e il male, tra il bello ed il brutto, tra il pulito e lo sporco, tra la fine delle sofferenze ed il loro perdurare. Nella propraganda l'individuazione del nemico da combattere è "conditio sine qua non" per ottenere l'appoggio della popolazione dell'entità contraposta, della propria popolazione, dell'opinione pubblica internazionale.

Il nemico è l'integralismo e chi lo rappresenta, chi si serve di poveracci come gli iracheni che combattono nelle strade o si disintegrano con gli attentati. L'integralismo islamico e chi lo insegna sono nemici anche dei propri soldati e, quindi, nemici comuni la cui eleminazione risolverebbe (propagandisticamente) tutti i problemi. Il nemico è il sonno della ragione ed i suoi predicatori, il nemico è l'irrazionale, il metafisico, il nulla su cui sono fondati i fanatismi. Questo nemico incita i poveracci, miseri iracheni ad uccidere e a farsi uccidere con la pancia vuota, vestiti di stracci, senza scarpe, e i soldati americani che li affrontano. In uno stato democratico è la legge, il volere comune maggioritario a stabilire se far guerra o meno; nei regimi assolutistici, teocratici, sono i despoti che costringono con il terrore (anche le religioni, sì le religioni del terrore!) ad ammazzare per acquisire crediti per la vita felice ed eterna dell'aldilà.

Il piano di propaganda, sviluppato da menti raffinate, deve tendere  a separare i plagiatori dai plagiati. Non ci si sofferma sulle tecniche ben conosciute agli esperti di propaganda, magari da trattare in altra sede.
Fondamentale è basare la propaganda su verità,(anche se parziali). Se fosse costruita su menzogne avrebbe effetti contrari a quelli desiderati.

Gli Israeliani (tutt'altre menti) lo sanno benissimo e, ad uno ad uno, stanno eleminando i capi terroristi senza trascurare di crearne immagini di uomini da far recepire come ostacoli alla pace e cause di sofferenza per tutti, ad iniziare dai loro adepti.

Dopo la caduta di Saddam c'è grande confusione!. Le forze di pace aiutano la popolazione che poi gli spara addosso; gli ex tiranneggiati da Saddam (ci si riferisce ai poveracci) si fanno saltare in aria in obbedienza agli ordini dei loro capi spirituali (sic!). I soldati americani massacrano il popolo che devono aiutare!.
Ma chi è il regista di questo casino? 




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