The fog of war
Principii e regole nel processo decisionale
Se il Berlusconi di turno acesse convocato il Capo di Stato Maggiore
di Giuseppe Brindisi, 12 nov 2004

"S’impara di più dalle esperienze negative che dalle positive". Insegnava il Prof. Ing. Vespoli, Marchese di Montagano docente di Termodinamica a Napoli. Aggiungeva "...però è meglio se le esperienze negative le fate fare agli altri".

S’impara più dalle sconfitte che dalle vittorie. Accade però, che il vinto prenda per oro colato organizzazione e metodi del vincitore. Così è accaduto ed accade con gli Italiani nei confronti degli Americani. Tutto ciò che è americano è meglio, dal materiale alle idee. Per fortuna o, purtroppo, non è sempre così.

L'America ha vinto la seconda guerra mondiale operando come un immenso rullo compressore. C'era poco da manovrare! alla fine si era schiacciati come i sassi sotto il rullo. La maggioranza dell'intellighenzia militare italiana, acriticamente, ha accettato tutto per buono, commettendo errore gravissimo.

Tra le innumerevoli accettazioni e conseguenti adozioni c'è quella delle cosiddette "ricette da cucina": le regole, le check list.

Chiariamo. La soluzione di un problema di cui si conoscono tutti gli elementi e le relazioni tra loro è abbastanza semplice perchè si tratta di puro metodo cartesiano deduttivo. Non è così per i problemi ad altissimo grado d’incertezza o per soluzioni creative. Di qui il decadimento, nella nostra epoca, del metodo deduttivo e l'affermarsi di quello induttivo.

Nel saggio "Bin Laden, genio del male" si accenna alla creatività demoniaca di Bin Laden nel concepire l'attacco all'America alle Twin Towers.

Immaginiamo che il potere politico italiano o francese o d’altro Paese Occidentale, avesse ordinato al Capo di Stato Maggiore della Difesa di "dare una lezione agli Stati Uniti con un attacco armato del tipo colpo di mano, blitz..."

Il Capo di Stato Maggiore, riunito il suo Stato Maggiore, avrebbe ordinato: "Studiate e presentatemi ipotesi operative per un attacco di sorpresa contro gli USA, nel proprio territorio, distruttivo e che sia osservato da tutto il mondo".
Apriti cielo! I lealissimi Ufficiali dello Stato Maggiore, come minimo, avrebbero detto "Signor Generale, con tutto rispetto, ma Lei si sente bene? " Gli USA hanno la più potente flotta mai esistita, satelliti che individuano una capoccia di chiodo, radar dal Polo Nord all'Australia, Missili Nucleari con un errore probabile di cinque metri a 20 mila chilometri, una difesa antimissile eccezionale, la Delta Force, La guardia Costiera, i laser, i sonar, computer da 20 miliardi di operazioni al secondo, per non parlare dei 100 e passa sottomarini nucleari che possono bloccare la navigazione del globo anche ai pesciolini.

Il Capo di Stato Maggiore, che non aveva avuto il coraggio di contraddire il Berlusconi di turno, rincuorato dal suo Staff, torna dal Capo del Governo e, fatte sue le giuste osservazioni dei propri ufficiali, "gliele canta di santa ragione".

A menoché tra i suoi non ci fosse stato un Bin Laden che, umilmente, sommessamente, senza uniforme medagliata, privo di gradi e senza nemmeno la scrivania, seduto su di un sasso aguzzo, avesse esposto il piano che poi ha attuato l'11 settembre.

L'11 settembre i terroristi hanno utilizzato risorse del tutto americane sia, per il made in USA, sia per possesso.
Scuole di pilotaggio, aerei, assistenza al volo, meteorologia, comunicazioni, aeroporti... Di proprio hanno impiegato solo un po' di dollari per il corso di pilotaggio e per i biglietti d'aereo e per tre o quattro taglierini oltre alla loro vita.

Ah! povero Clausewitz! nessuno più ricorda che ha scritto "La Guerra è il regno dell'imprevisto"..."La nebbia della Guerra".

Mac Namara, Ministro della Difesa USA ai tempi della guerra in Vietnam, ragionava più o meno come noi ora: "La tecnologia, le armi fantascientifiche avrebbero fatto a pezzi Vietcong e Vietnam del Nord". Mac Namara a 80 e passa anni ha detto, in un recente documentario su DVD " The Fog of War  (Versione integrale, trascritta delle 11 lezioni storico-militare della II guerra mondiale, della Guerra Fredda, della Crisi di Cuba, della Guerra del Vietnam)" di grande valore, "Ora conosco la NEBBIA DELLA GUERRA".

Ritorniamo ai Principii ed alle regole. I Principii servono proprio ad orientare l'Uomo nella nebbia e nel regno dell'imprevisto, ove i "wath..if..." delle simulazioni (se accadesse questo, farrei così, altrimenti...), non funzionano come non funzionarono nella difesa di Singapore o nell'avanzata Alleata verso le Ardenne, nel secondo conflitto mondiale. I "what...if..." non sono serviti contro la sorpresa di Bin Laden dell'11 settembre. In situazioni ad altissimo grado d’incertezza sono di grande aiuto i Principii, un po' come i proverbi..." per l'uomo saggio.

Signori strateghi lasciate stare le "ricette di cucina", non vanno bene nella "nebbia della Guerra"